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Un impianto che funziona ad energia geotermica è composto
da:
- SONDA GEOTERMICA inserita in profondità per
scambiare calore con il terreno;
- POMPA di CALORE installata all'interno dell'edificio;
- SISTEMA di DISTRIBUZIONE del calore "a bassa temperatura"
all'interno dell'ambiente
(impianti a pavimento, pannelli radianti, bocchette di ventilazione,
ecc
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Lo
scambio di calore con il terreno avviene tramite la
sonda di captazione, installata con una perforazione
del diametro di pochi centimetri, in un foro scavato
accanto all'edificio, invisibile dopo la costruzione.
Il numero delle sonde geotermiche e la profondità
d'installazione (da 50 a 150 metri) variano in funzione
dell'energia termica richiesta.
Ogni sonda è formata da due moduli ciascuno dei
quali costituito da una coppia di tubi in polietilene
uniti a formare un circuito chiuso (un tubo di "andata"
e uno di "ritorno") all'interno dei quali
circola un fluido glicolato (miscela di acqua e anticongelante
non tossico).
I
tubi delle sonde sono collegati in superficie ad un
apposito collettore connesso alla pompa di calore.
Durante
l'inverno il terreno ha una temperatura generalmente
superiore a quella esterna, il fluido glicolato scendendo
in profondità attraverso le sonde sottrae energia
termica al terreno; ritornato in superficie ad una temperatura
maggiore, provoca l'evaporazione del refrigerante che
circola nel sistema della pompa di calore, il liquido
si espande ed ASSORBE CALORE dalla sorgente esterna,
ovvero, tramite le sonde geotermiche, dal terreno.
All'uscita dell'evaporatore il fluido, ora allo stato
gassoso, viene aspirato all'interno del compressore
che, azionato da un motore elettrico, fornisce l'energia
meccanica necessaria per comprimere il fluido, determinandone
così un aumento di pressione e conseguentemente
di temperatura.
Il
fluido viene così a trovarsi nelle condizioni
ottimali per passare attraverso il condensatore (scambiatore).
In questa fase si ha un nuovo cambiamento di stato del
fluido, che passa dallo stato gassoso a quello liquido
CEDENDO CALORE all'aria o all'acqua che sono utilizzate
come fluido vettore per il riscaldamento degli ambienti
o per la produzione di acqua sanitaria.
Il ciclo termina con la sua ultima fase dove il liquido
passa attraverso una valvola di espansione trasformandosi
parzialmente in vapore e raffreddandosi, riportandosi
così alle condizioni iniziali del ciclo.
Lo stesso
identico sistema, con opportuni accorgimenti impiantistici,
potrà provvedere anche al CONDIZIONAMENTO ESTIVO,
in questo caso il ciclo viene invertito ed il sistema
cede al terreno il calore estratto dall'ambiente interno
raffrescandolo.
In generale per il condizionamento estivo si
è costretti al raffreddamento delle macchine
frigorifere con l'aria, la cui temperatura di riferimento
estiva è di 32º.
Utilizzando le sonde geotermiche, la temperatura di
riferimento è invece di circa 14º-16°,
il salto di temperatura nelle macchine che devono produrre
acqua refrigerata a 7º,
si riduce drasticamente, aumentando notevolmente la
resa e riducendo, di conseguenza, in modo rilevante
i consumi di energia ed i costi di gestione.
A questo si aggiunge il vantaggio di poter effettuare
anche un preraffreddamento dell'aria utilizzando direttamente
il fluido circolante nelle sonde geotermiche, mentre
l'acqua refrigerata viene usata solo per la deumidificazione
raffreddando l'aria sotto il punto di rugiada.
Con le
pompe di calore si ha quindi il vantaggio di sfruttare
una sola macchina,
che grazie ad una valvola diventa reversibile poiché
presenta la possibilità di invertire le funzioni
dell'evaporatore e del condensatore, fornendo così
aria fredda in estate e aria calda in inverno. L'inversione
tra i due sistemi, riscaldamento e raffrescamento, può
avvenire o con un'inversione sul ciclo o con un'inversione
sull'impianto.
La tecnica
di prelevare calore con una sonda geotermica è
altamente affidabile e fa ormai parte dei modi convenzionali
di riscaldamento, ben conosciuta e sfruttata in tutto
il Nord Europa e negli Stati Uniti.
A titolo di esempio, una pompa di calore collegata ad
una sonda geotermica inserita a circa 100 m di profondità
estrae dal suolo una potenza geotermica sufficiente
per riscaldare un'abitazione unifamiliare standard.
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L'efficienza di
una pompa di calore è rappresentata dal coefficiente
di prestazione COP (Coefficient of Performance),
inteso come rapporto tra l'energia termica resa al corpo da
riscaldare e l'energia elettrica consumata perché possa
avvenire il trasporto di calore medesimo. Un valore di COP tipico
di un sistema piuttosto efficiente, può essere considerato
pari a 3 (valori normali sono compresi tra 2,5 e 3,5): ciò
significa che per ogni kWh di energia elettrica consumato, la
pompa di calore renderà 3 kWh d'energia termica all'ambiente
da riscaldare.
La termodinamica ci insegna, ma ce lo suggerisce anche il buon
senso, che il lavoro necessario per portare l'energia termica
da un livello di temperatura più basso ad uno più
alto è proporzionale a tale dislivello o salto di temperatura.
Da ciò consegue la prima buona regola energetica di utilizzare
per il riscaldamento di ambienti abitati, che vanno mantenuti
a temperatura di comfort intorno ai 20º, temperature per
i fluidi di riscaldamento degli impianti non superiori ai 35º
sufficienti allo scopo. Con acqua disponibile a 10º-15º,
il salto di temperatura è conseguentemente di solo 20º-25º
e,
in queste condizioni, il rapporto tra calore reso all'impianto
di riscaldamento e la potenza richiesta dalla pompa di calore
nelle buone macchine moderne si aggira intorno a 4, potendo
giungere anche a 5. Ciò significa che, spendendo 1 kW
elettrico per l'azionamento dell'impianto si ottengono almeno
4 kW termici per l'utenza; gli altri 3 KW, ovvero il 75% del
fabbisogno termico, vengono prelevati dall'ambiente e, più
precisamente, nel caso da noi ipotizzato, dal sottosuolo; di
conseguenza si può propriamente parlare di fonte "geotermica".
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